16 ottobre 1943

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la deportazione degli ebrei di Roma

 

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Sofia Domino

Quando dal cielo cadevano le stelle

Lia ha tredici anni. È una ragazzina italiana piena di sogni e di allegria, con l'unica colpa di essere ebrea durante la Seconda Guerra Mondiale. Dallo scoppio delle leggi razziali la sua vita cambia, e con la sua famiglia è costretta a rifugiarsi in numerosi nascondigli, a sparire dal mondo. Da quel mondo di cui vuole fare disperatamente parte. Passano gli anni, conditi da giornate piene di vicende, di primi amori, di paure e di speranze, come quella più grande, la speranza che presto la guerra finirà. Ma nessuno ha preparato Lia alla rabbia dei nazisti. Il 16 ottobre 1943, la comunità ebraica del ghetto di Roma viene rastrellata dalla Gestapo e i nazisti le ricorderanno che una ragazzina ebrea non ha il diritto di sognare, di sperare, di amare. Di vivere. Lia sarà deportata ad Auschwitz con la sua famiglia, e da quel giorno avrà inizio il suo incubo. Terrore, lavoro, malattie, camere a gas, morti. E determinazione. Quella che Lia non vuole abbandonare. Quella determinazione che vorrà usare per gridare al mondo di non dimenticare. Quella determinazione che brillerà nei suoi occhi quando il freddo sarà troppo pungente, quando la fame sarà lancinante, quando la morte sarà troppo vicina e quando sarà deportata in altri campi di concentramento.
Quella determinazione che le farà amare la vita, e che le ricorderà che anche le ragazzine ebree hanno il diritto di sognare. Perché non esistano mai più le casacche a righe, perché nessuno sia più costretto a vivere in base a un numero tatuato su un braccio o in base a una stella cucita sulla veste.
Perché dal cielo non cadano più le stelle.

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Intervista all'autrice





a cura di Filippo Di Blasi



Perché un'autrice così giovane (NdR 26 anni) si interessa alla deportazione degli ebrei romani addirittura da farne l'oggetto del primo romanzo, uno tomo da quasi 500 pagine?
Ho sempre voluto dare una voce a chi non ne ha una e ho sempre voluto parlare della Shoah. Sin da bambina ho letto libri sul nazismo e ho guardato film e documentari in merito, e quando ho vissuto a Londra, ho visitato più di una volta il Museo Imperiale della Guerra, che ha una grande ala dedicata all'Olocausto. Non potevo restare indifferente a tutto questo e la mia occasione di parlare della Shoah è arrivata con “Quando dal cielo cadevano le stelle”. Io sono toscana, ma ho deciso di ambientare il romanzo a Roma non solo perché è la capitale, ma anche perché sono riuscita a trovare maggiori informazioni sulla vita a Roma durante la Seconda Guerra Mondiale. Inoltre, ambientando il romanzo nella capitale, ho potuto mostrare numerose vicende storiche: Lia – la protagonista – vede la sua vita cambiare dallo scoppio delle leggi razziali e, assieme alla sua famiglia, si nasconde in numerosi nascondigli. Ho potuto mostrare la vita di una ragazzina comune, che per la colpa di essere ebrea si sente tagliata fuori dal mondo. Ho potuto mostrare la speranza del popolo che, essendo Roma “città santa”, credeva che non sarebbe mai stata bombardata. Ambientando il romanzo a Roma, dunque, non solo ho potuto mostrare la vita da rifugiata di Lia e della sua famiglia, ma ho potuto mostrare la speranza dei romani, l'ordine da parte dei tedeschi di ricevere 50 chili d'oro in 36 ore, la bontà di numerosi monaci romani che accolsero gli ebrei in fuga nei loro monasteri e, naturalmente, ho potuto parlare del 16 ottobre 1943, giorno in cui la Gestapo rastrellò il ghetto ebraico di Roma. Quel giorno, Lia vede ogni sua speranza vacillare, perché viene catturata con la sua famiglia, rinchiusa nel Collegio Militare per poi essere stipata in un carro bestiame; destinazione Auschwitz.
“Quando dal cielo cadevano le stelle” dura quasi 500 pagine perché ho voluto mostrare molti lati della Seconda Guerra Mondiale e anche dei campi di concentramento come Auschwitz, e ho anche parlato della persecuzione degli ebrei di altre città – non solo di Roma - e di altre nazioni, cercando di raccontare ogni storia. Inoltre, ho voluto mostrare la vita di una comune ragazzina ebrea, i suoi pensieri, i suoi sogni, il suo amore per la vita e la sua prigionia ad Auschwitz, affinché nessuno dimentichi e affinché tali atrocità non siano ripetute.


La ricostruzione storica in effetti è scrupolosa ed in molti passaggi spiega con il supporto delle note quegli episodi che i protagonisti vivono nel quotidiano senza afferrarne magari appieno il senso storico.
Quel che più riesce è proprio la narrazione dello spaesamento della famiglia degli Urovitz, come ebrei, come romani e come italiani di fronte alla guerra prima ed alla shoah poi. La dimensione emotiva è colta appieno.

Grazie per tutte le tue parole. Sì, durante la Seconda Guerra Mondiale il popolo non poteva immaginare che cosa sarebbe successo e Lia e la sua famiglia spesso vacillano tra le varie incertezze. Quasi ogni giorno, nel loro nascondiglio, si raggruppano intorno al tavolo e tutti insieme – a volte con i loro protettori – ascoltano Radio Londra, per ricevere le notizie dall'esterno, sulla guerra, ma non sempre basta.
Lo stesso discorso vale per i campi di concentramento. Durante la Seconda Guerra Mondiale “Auschwitz” non aveva il terribile significato di oggi. Alcuni cittadini sapevano dell'esistenza di campi di lavoro ma niente e nessuno poteva prepararli alle verità che si nascondevano dietro il filo spinato…


Hai mai avuto modo di parlare con un testimone diretto, un sopravvissuto all'olocausto o uno dei tanti anziani che durante l'occupazione nazista hanno prestato aiuto agli ebrei (ma non solo) a rischio della loro vita?
Sfortunatamente non ho mai avuto modo di vivere un'esperienza così importante. Prima di scrivere “Quando dal cielo cadevano le stelle”, però, ho parlato con numerosi anziani che hanno vissuto la Seconda Guerra Mondiale e mi hanno parlato delle paure, del timore dei bombardamenti, della speranza e di come la guerra avesse cambiato ogni cosa. Per il mio romanzo, però, poiché la mia protagonista è una ragazzina ebrea, ho avuto bisogno di raccogliere altre informazioni. Ecco perché, prima di decidere ogni passaggio della trama, ho letto numerose testimonianze, sia di famiglie di ebrei costretti a nascondersi durante il nazismo, sia di famiglie che si sacrificarono pur di aiutare gli ebrei, ma non solo. Leggere tali testimonianze è stato molto importante, giacché non ho mai avuto modo di parlare di persona con un testimone, e mi hanno fatto capire molte più cose. Ricordo anche di aver letto tante testimonianze relative ai giorni in cui i campi di concentramento furono liberati. I prigionieri, increduli di quell'improvvisa liberazione, nonostante la fame, la gioia, le lacrime, il dolore e la meraviglia, e nonostante parlassero lingue diverse, chiesero ai loro liberatori a gesta, con gli sguardi o con parole stentate, di non dimenticare tutto quello che era successo. Di non dimenticare i campi di concentramento, il nazismo, la guerra… “Non dimenticate, non dimenticateci”. Dopo aver letto quelle testimonianze, mi sento in qualche modo responsabile dei sogni di tutte quelle persone che sono morte dietro un filo spinato. Ed eccomi qua a parlarne, per non dimenticare.


Non dimenticare. Citando Mario Rigoni Stern: «la memoria è necessaria, dobbiamo ricordare perché le cose che si dimenticano possono ritornare: è il testamento che ci ha lasciato Primo Levi». Sei giovane, pensi che i tuoi coetanei abbiano pienamente memoria di ciò che è stato?
Sfortunatamente penso di no. Sono molto contenta delle iniziative che regolarmente vengono fatte per non dimenticare tali ingiustizie, sia nelle scuole, sia nelle piazze e anche online, ma principalmente tali iniziative vengono fatte soltanto per La Giornata della Memoria, e a quanto pare non è abbastanza. Durante la promozione di “Quando dal cielo cadevano le stelle” mi sono imbattuta in numerose persone – anche mie coetanee – che sono molto interessate e informate su questo tema, e trovo sia bellissimo, ma di persona ho conosciuto altri ragazzi che, invece, ne sanno poco o niente o che, peggio ancora, non trovano assolutamente importante non dimenticare. Conosco una ragazza che non sa come si scrive “Auschwitz” e tantomeno dove sia, oppure ho letto online di ragazzine che credevano che Anna Frank fosse una fan di Justin Bieber. Tutte queste sono cose che mi lasciano allibita. Inoltre, ricordo molto bene la vicenda di quella studentessa romana ebrea che, un giorno a scuola, non riuscì a impegnarsi a causa di un mal di testa e la sua insegnante le disse; “Se fossi stata in un campo di concentramento, avresti ascoltato”. Incredibile. E poi tale insegnante si è giustificata dicendo che “voleva semplicemente invocare un posto in cui regnava l'ordine”. Non riesco a crederci, e com'è possibile che proprio un'insegnante abbia pronunciato una simile frase? Questi sono solo alcuni esempi di situazioni che mi hanno lasciata senza parole, ma come ho detto, ammiro molto coloro che vogliono ricordare e che annualmente s'impegnano per non dimenticare la Shoah e tutte le vittime della Seconda Guerra Mondiale. Anzi, spero che quest'intervista possa essere un altro modo per non dimenticare.


Occorre trovare nuovi modi per non dimenticare ma è importante avere dei riscontri, in questo senso: che risposte sta ricevendo il tuo lavoro?
Devo ammettere che prima di cominciare la promozione di “Quando dal cielo cadevano le stelle” ero un po' sfiduciata, perché credevo che alla gente non interessasse molto sedersi e leggere un romanzo che tratta il tema della Shoah, invece mi sono dovuta ricredere. Non appena ho pubblicato il mio romanzo, i lettori mi hanno fatto sentire il loro supporto. Ho scambiato opinioni con persone di ogni età, e responsabili di molti blog e/o siti – come sta avvenendo oggi – hanno voluto intervistarmi per dare ancora più spazio a tali argomenti, e ne sono davvero contenta. In molti hanno letto e recensito “Quando dal cielo cadevano le stelle” ed è bellissimo sapere che i messaggi del mio romanzo sono arrivati al cuore di varie persone. I messaggi principali che tratto sono due: il primo è “non dimenticare” mentre il secondo è “amiamo la vita”. Lia, durante le pagine del romanzo, nonostante la sua vita nei nascondigli, nonostante la guerra, la paura, il nazismo e la prigionia nei campi di concentramento, non smette mai di sperare, di sognare. E la frase che ama ripetere sempre è “La vita è meravigliosa, non smettiamo mai di amarla”. Non posso che essere concorde con lei. Concludendo, posso dire che il mio lavoro sta ricevendo delle belle risposte e spero che continuerà a riceverle.


Speriamo che anche quest'intervista possa aiutarti allora. Intanto un grosso in bocca al lupo e una curiosità: hai in cantiere altri progetti?
Sono sicura che anche quest'intervista aiuterà a non dimenticare e grazie infinite per avermi ospitato su questo sito! Sì, ho in cantiere altri progetti. Scrivere è la mia passione e scrivo giornalmente, anche per tenermi allenata. Il mio prossimo romanzo uscirà a breve e adesso mi sto occupando delle ultime fasi di editing. Stavolta la storia sarà ambientata in India, ai giorni nostri, e le protagoniste saranno due; una ragazza americana e una indiana. Tra loro s'istaurerà un bellissimo rapporto di amicizia. Insieme lotteranno per la giustizia, per mettere la parola fine ai matrimoni combinati, alla violenza sulle donne, alla corruzione… ma niente è come sembra e nessuna delle due può pensare che gli uomini hanno azionato contro di loro una trappola. Tratto temi molto delicati, e anche in questo caso penso che siano temi che hanno bisogno di una voce. Il tutto, appunto, è ambientato in India, il Paese peggiore in cui nascere donna.

Tags: deportazione, ebrei, ghetto, Roma, shoah

<a href='http://www.youtube.com/watch?v=zMSJUrfkRHo'>Video</a> Memoria della deportazione degli ebrei di Roma: DIRETTA WEB sabato 18 ottobre alle 19.30 su YOUTUBE <a href='http://www.16ottobre1943.it/it/storia.aspx'>Storia</a> Il 16 ottobre 1943 è una data importante per la comunità ebraica di Roma, ma anche per la città intera. Per gli ebrei romani è l'ultima tappa di un triste itinerario iniziato nel settembre del 1938 con la promulgazione delle leggi razziali. <a href='http://www.16ottobre1943.it/it/testimonianze.aspx'>Testimonianze</a> «Fummo ammassati davanti a S. Angelo in Pescheria: I camion grigi arrivavano, i tedeschi caricavano a spintoni o col calcio del fucile uomini, donne, bambini...» <a href='http://www.16ottobre1943.it/it/film.aspx'>Film</a> Archivio dettagliato dei film che hanno trattato, in modo diverso, della deportazione degli ebrei romani avvenuta il 16 ottobre 1943. <a href='http://www.16ottobre1943.it/it/foto.aspx'>Foto</a> Foto e reportage sul Ghetto, le manifestazioni e le iniziative in ricordo della giornata del 16 ottobre 1943. <a href='http://www.16ottobre1943.it/it/libri.aspx'>Libri</a> Una ricca bibliografia, utile per approfondire e aiutare il reperimento di pubblicazioni che interessano le leggi razziali e la situazione degli ebrei italiani durante il fascismo.