16 ottobre 1943

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la deportazione degli ebrei di Roma

 

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Shoah, le mostre per non dimenticare

Dopo i commenti antisemiti sulla pagina web della sindaca di Roma, Virginia Raggi nella giornata europea della cultura ebraica

da La Stampa, del 26/09/2016
di Ariela Piattelli

Dopo l’esordio ufficiale di Virginia Raggi nel mondo ebraico per la giornata europea della cultura ebraica, seguito dai commenti antisemiti sulla sua pagina ufficiale di Facebook, è la volta dell’assessore alla cultura del Comune di Roma con delega alla memoria Luca Bergamo, che ha partecipato alla presentazione delle iniziative espositive della Fondazione Museo della Shoah. Il presidente della Fondazione Mario Venezia, che ha inaugurato la mostra «16 ottobre 1943 – La razzia» (a cura di Marcello Pezzetti), ha condannato i commenti antisemiti al post di Raggi definendoli «interventi che non vanno sottovalutati». «Quello che mostriamo in questa esposizione è come dalla violenza verbale si passa a quella fisica – ha spiegato Venezia-. C’è indisponibilità a tollerare questo tipo di violenza, soprattutto in un momento del genere».  

 

La mostra 16 ottobre 1943

Il 15 ottobre del 1943, un giorno prima della razzia degli ebrei romani, Mussolini incontrò il capo della polizia italiana, e Wolf, il vice del comandante delle SS Heinrich Himmler. Si legge negli appunti dell’agenda di Mussolini, esposti nella mostra «16 ottobre 1943 – La razzia» a cura di Marcello Pezzetti, che ricostruisce la deportazione degli ebrei nel ghetto di Roma. L’esposizione, che da’ il via al programma espositivo della Fondazione, presenta documenti inediti, tra cui i telegrammi intercettati dai servizi segreti britannici che l’ufficiale delle SS Herbert Kappler mandava a Berlino sulla deportazione del 16 ottobre, o il report stilato dalla spia degli americani infiltrata al ministero degli esteri tedesco, in cui scrive che gli ebrei verranno «liquidati»: il documento top-secret finì direttamente nelle mani del Presidente Roosevelt.

«Proponiamo la mostra sul 16 ottobre 1943 perché quella data rappresenta il buco nero dell’Italia, a cui l’Italia ha collaborato – spiega Pezzetti –ci sono alcune novità scientifiche e abbiamo dato nomi a tanti volti di persone che sono state deportate». Il programma espositivo prevede le mostre «La propaganda antiebraica nella Germania nazista e nell’Italia fascista», che inaugurerà il 27 gennaio, e «Sport, sportivi e giochi olimpici nell’Europa in guerra» (18 maggio). 

 

Il Museo della Shoah e i viaggi didattici ad Auschwitz

«Dobbiamo dare seguito ai viaggi didattici nei campi di sterminio, perché ci sono ancora i testimoni dell’orrore che possono raccontare – ha detto Venezia – I viaggi sono sempre stati per la Fondazione uno strumento, come le nostre numerose attività, per perpetuare la memoria e abbiamo il dovere di continuare a farli. Il Museo è uno degli strumenti possibili, e siamo felici che adesso siano stati sbloccati i fondi, ma ci preoccupiamo molto quando sentiamo che se c’è un edificio non devono esserci le attività. Le cose devono coesistere». Dopo il rinnovato impegno della Sindaca Raggi, Luca Bergamo ha assicurato che i viaggi si faranno: «Abbiamo accelerato la parte esecutiva del Museo della Shoah – ha detto l’assessore – I viaggi non erano previsti, ma abbiamo ricreato il percorso amministrativo per farli, e li faremo».

 

«Antisemitismo», la parola tabù

Durante la presentazione, Bergamo ha detto che si è formato sui libri di Hannah Arendt e Primo Levi. Testi che «non si limitano al ricordo – dice – ma tentano di spiegare come si è arrivati alla Shoah. È sempre difficile capire come si arriva alla banalità del male. La violenza verbale alimenta il processo». Anche Bergamo, dopo la tiepida condanna di Raggi ai commenti antisemiti sulla sua pagina, sulla vicenda glissa e rimanda senza pronunciare la parola «antisemitismo»: «Si tratta di comportamenti violenti sui social media, a cui va data una risposta» Lo farà, ci dice, in un comunicato. «Mi è stata appena data la delega alla memoria tutto richiede un po’ di tempo». Intanto sulla «parola tabù» torna la comunità ebraica: «Siamo contenti che la Sindaca abbia stigmatizzato e preso le distanze da quell’ondata di commenti antisemiti – dice il vice presidente Ruben Della Rocca -. E’ vero, come ha scritto lei, che «la cultura aiuta a superare pregiudizi e divisioni che non possono appartenerci», ma manca un passaggio importante e cioè che quei commenti sono aberranti e antisemiti, e vanno chiamati con il loro vero nome».

Tags: shoah, Roma, Raggi, antisemitismo, memoria

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